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sabato 26 settembre 2020

Pandemia: se lo spettacolo dal vivo non si può fare


«È stato molto bello ed alternativo realizzare a distanza la recita di fine anno. Con questa esperienza ho imparato molte cose, “non bisogna arrendersi” ai primi ostacoli, ma continuare a testa alta, di certo stato sarebbe stato bello realizzarla dal vivo, ma questa è stata un’esperienza che non potrò mai dimenticare».

Sono le parole di Giuseppe, uno degli alunni di quinta primaria dell’Istituto Comprensivo Manzoni-Poli di Molfetta. La loro insegnante di musica, Damiana Spaccavento, ha convertito lo spettacolo musicale “Il viaggio del piccolo principe”*, che avrebbe dovuto presentare con i ragazzi in palcoscenico, in un video fatto a distanza, ognuno da casa sua. Impresa non facile, ma – come dimostra il prodotto finale, che ho visto – non impossibile, e anche con risultati degni di nota.

Chi mi conosce sa che non sono una fautrice delle recite a ogni costo: ho troppo rispetto del “fare teatro” in senso artistico e formativo. Spesso si organizza la recita per accontentare i genitori dei bambini, interessati soprattutto a scattare foto e riprendere i figli col telefonino. A volte gli insegnanti sentono il bisogno di mostrare concretamente alle famiglie il lavoro che si fa a scuola, mentre molto del lavoro non è visualizzabile, quantificabile, misurabile: è dentro i bambini, è il loro crescere, scoprire, maturare, conoscere meglio sé stessi e gli altri.
Solo quando lo spettacolo teatrale (di Natale, o di fine anno), è frutto di un percorso, di un laboratorio, di un progetto che mette in campo tante diverse capacità e le fa evolvere, e le valorizza, allora quest’attività ha anche una valenza formativa.

Il distanziamento sociale imposto dal covid-19 ha spinto molti a sperimentare la realizzazione di un video: un modo diverso di raccontare una storia rispetto allo spettacolo dal vivo. Con altre regole e altri accorgimenti. Con l’aiuto della tecnologia, che ci permette di realizzare prodotti un tempo riservati solo a professionisti e con strumentazioni molto costose. E anche, da quello che posso percepire dal racconto di questo esempio di Molfetta e di alcune altre esperienze, con l’entusiasmo e la curiosità per qualcosa di nuovo che permette di mettersi alla prova e di comunicare agli altri il proprio impegno.

«La cosa divertente di questa esperienza per me è stata la realizzazione dei miei video: la maestra mi forniva una base che io dovevo ascoltare nell’auricolare, poi preparavo con cura gli abiti e la pettinatura e infine, mentre mi riprendevano, registravo diversi video prima di realizzare quello giusto», scrive Francesca. Certo, perché il modo di procedere nell’impostare un video (tanto più se i singoli interpreti sono ognuno a casa sua), presuppone una pianificazione molto attenta, seguita poi da un adeguato montaggio. Nel caso dei ragazzi di Molfetta, c'erano anche delle canzoni da cantare tutti in sincrono e quindi il compito di assemblaggio finale è stato particolarmente delicato.

La pandemia ha colpito un elemento fondamentale dell’attività teatrale: la relazione, la socializzazione, il lavoro di gruppo. Il distanziamento purtroppo ci nega di lavorare in sicurezza fianco a fianco, vicini. Appena possibile, recupereremo. Ma nel frattempo, ben vengano gli esperimenti, le soluzioni alternative, le novità. E di tutto questo, nulla andrà sprecato.

Ce lo racconta bene Flavia: «Questo è il mio ultimo anno di scuola elementare e per me questa recita era come un punto d’arrivo che avrebbe fatto terminare la scuola in festa; all’inizio pensavo che avrei dovuto rinunciare a tutto ma ora, a pochi giorni dalla fine della scuola, la mia meta è sempre la stessa e sono sicura che anche se non vivremo la recita insieme fisicamente, vederla, anche se da uno schermo, sarà bello allo stesso modo, anzi sarà ancora più bello perché potremo pensare che nonostante tutto siamo arrivati tutti insieme al risultato finale».

Beh, applausi!



* "Il viaggio del piccolo principe", di Daniela Cologgi e Vittorio Giannelli, editore Paoline


domenica 12 gennaio 2020

LE GRANDI AMICIZIE A VOLTE INIZIANO COSÌ


Chi è Wilma? Una gatta. Una bellissima gatta di casa, un po' snob (come tutti i gatti) regina incontrastata del suo regno. Fino a quando, un giorno, arriva qualcun altro a rovinarle la pacchia. O così almeno sembra.

Wilma ti presento Billo è un libro piccolo e quadrato, dedicato ai più piccoli, cioè i bambini dai 3 ai 6 anni, quelli che ancora non leggono autonomamente – ma che capiscono benissimo le immagini – o quelli che iniziano le loro prime letture.

È la storia piccola e divertente della scorbutica gatta che tiene lontano da sé e dalle sue cose il nuovo arrivato Billo, un dolcissimo cucciolo di cane.

Il cagnolino, per sua natura, cerca la compagnia della rigida padrona di casa e ogni lettore si aspetta che lui la conquisti da un momento all'altro con la sua grandissima scorta d'amore e di cuoricini. Ma il cuore di Wilma sembra davvero impenetrabile e anche il piccolo Billo, a un certo punto, cede alla rassegnazione. Wilma tiene le sue posizioni fino all'ultimo. Anzi, fino a un attimo prima dell'ultima pagina, poi... sorpresa.

Che cosa racconta questo libro?
Che i nuovi arrivati non sono necessariamente invasori fastidiosi, anzi, possono segnare l'inizio di grandi amicizie. Pensiamo all'arrivo di un fratellino in famiglia, o di un nuovo compagno a scuola.
Poi, ci dice che non tutti gli scorbutici sono così scorbutici. A volte c'è una chiave capace di aprire le loro "porte"... in fondo hanno bisogno anche loro d'amore.

Le illustrazioni di Francesca Carabelli sono davvero belle, tenerissime, espressive. Si integrano perfettamente con il testo, dando vita a scene gustose, divertenti, cogliendo le dinamiche tipiche di cani e gatti (e chi ne ha uno riconoscerà i tipici comportamenti... e sorriderà).

Un ultimo cenno lo dedico alla mia gatta Wilma, che da anni non c'è più. Mi sono ispirata a lei, che era realmente una bisbetica: non si faceva accarezzare, né prendere in braccio e odiava che ci fossero ospiti in casa. Ma quando, la sera, mi mettevo a letto e chiudevo gli occhi, lei, pensando che dormissi, si accoccolava di fianco a me e poggiava la sua guancia sulla mia.
Per Billo, Francesca ha pensato sicuramente alla sua amata Luna.
Insomma, c'è un motivo se ci dicono che le reazioni dei personaggi sembrano proprio vere. 

Wilma ti presento Billo, illustrazioni di Francesca Carabelli, editore Buk Buk, è tra i libri candidati al premio nazionale Nati per Leggere, sezione 3-6 anni.
Con il desiderio che faccia innamorare della lettura, dell'amicizia e degli animali le bambine e i bambini che lo sfoglieranno.

Daniela Cologgi


domenica 28 ottobre 2018

BULLISMO IN SCENA

Il bullismo è certamente – e purtroppo – un tema di grande attualità. Nella scuola, oltre che in famiglia, è diventato necessario educare i bambini e i ragazzi alle basilari regole di convivenza civile, al rispetto degli altri e a come reagire quando si è vittime di soprusi più o meno aggressivi.

È un tema educativo con cui adesso mi misuro anch'io attraverso il teatro, con la proposta LA CIURMA DEI BULLI, edita da Paoline, che sarà a febbraio in libreria (in tempo, quindi, per essere eventualmente adottata negli spettacoli di fine anno a scuola).

I bulli si sentono forti – di solito agiscono "in branco" –, si sentono fighi e vincenti. Bene: i pirati di questa ciurma non solo non vinceranno, ma verranno letteralmente messi ko (senza l'uso di violenza e di armi) da un'adorabile e indifesa signora "agée (una "vecchia", come la chiamano loro). E sarà la vittoria dell'intelligenza sulla prepotenza, della gentilezza sull'arroganza. I pirati bulli qui non fanno una gran bella figura... diciamo che, ehm, fanno proprio la figura dei fessi... ma avranno modo di riscattarsi. E il finale è anche la dimostrazione che l'unione fa la forza, perché l'anziana e fragile contessa di Roccasusina, Wilma Gentilotti Bon, potrà contare sull'aiuto di un gruppo di innocui fantasmi che... no, non posso dire di più altrimenti è spoiler!

Il copione c'è già ed è basato su uno stile agile e divertente, giocando sui personaggi: dal capitano Gambaciospa alla "piratessa" Unghiamarcia, dalla contessa Wilma, ai fantasmi Blando, Lodovilla e compagnia bella. Anzi, compagnia morta. L'intreccio si snoda intorno a un fantomatico tesoro e a una terribile maledizione. Importante: ho inserito tra i pirati anche le ragazze (le chiamo con licenza narrativa "piratesse", perché non c'è la corrispettiva parola sul dizionario per il femminile). Il fenomeno del bullismo è ormai molto diffuso senza distinzioni di sesso.

Le canzoni sono in lavorazione: il compositore è l'impegnatissimo Vittorio Giannelli, che dovrà subire atti di bullismo da parte mia, tipo fiato sul collo e telefonate minatorie per finire il lavoro nei tempi previsti. 

LA CIURMA DEI BULLI sarà in libreria a febbraio 2019. Come sempre, saranno disponibili il fascicolo con il copione, i testi e gli spartiti delle canzoni (oltre a indicazioni per la messa in scena, e il CD con le canzoni e le basi musicali. In digitale, quindi scaricabili dal sito paoline, oltre a questi stessi materiali citati (copione, testi, canzoni, basi) ci saranno anche le basi coro, quelle, cioè, in cui le parti corali sono cantate, mentre rimangono strumentali quelle dei solisti.

Quindi... accattatevillo! (Wanna Marchi, esci da questo corpo!).
A parte gli scherzi, se dovete allestire uno spettacolo nella scuola primaria (l'età orientativa di riferimento è 6-11 anni), tenete a mente quest'idea. Tema importante, storia e dialoghi divertenti, canzoni belle e coinvolgenti, resa scenica assicurata (specie se si seguono tutti i suggerimenti). E poi – si spera, è il mio primo obiettivo – coinvolgimento dei bambini. Il teatro per loro è – e deve essere sempre – un meraviglioso, piacevole gioco.






martedì 18 settembre 2018

IMPROVVISAZIONI D'AUTUNNO

Photo by Scott Webb from Pexels
Con l'inizio del nuovo anno scolastico, proviamo da subito a creare un laboratorio teatrale con i nostri bambini. Lo ripeterò all'infinito: a scuola non si dovrebbe pensare al teatro solo in vista delle recite natalizie o di fine anno, ma come un lavoro lungo e continuo, come uno spazio e un tempo i cui tutti possano esprimersi secondo la propria personalità, e affinare ed esercitare le proprie capacità comunicative e motorie. Possiamo cominciare da semplici improvvisazioni guidate (che non necessitano di alcuna attrezzatura tecnica), finalizzate a esercitare in particolare l'espressività corporea, la coordinazione del movimento, il ritmo. 

Piove non piove 

Ecco un gioco di gestualità e improvvisazione guidata, che propone ai bambini di mimare le reazioni a diverse situazioni meteorologiche.
S'invitano tutti a disporsi in ordine sparso in un ambiente abbastanza ampio e si chiede d'immaginare di essere in un grande prato. L'insegnante lancerà a voce alta, e con partecipazione, delle suggestioni: 

Insegnante: Oggi è una bella giornata di sole, che caldo! Ma che caldo! Improvvisamente: guardate lassù! Guardate! Stanno arrivando dei nuvoloni neri! Mmhh... E l'aria diventa più fresca... poi sempre di più... Che freddo fa ora! Ma... che succede... una goccia... due... sta piovendo! Un temporale, che paura! Al riparo, presto!!! Dove possiamo andare adesso? 

I bambini potranno reagire e intervenire anche con commenti e suggerimenti, sempre rimanendo dentro il gioco di questa situazione. Eventualmente si può mettere a loro disposizione un contenitore con oggetti e indumenti (sciarpe, ombrelli, telefono...). In più, l’insegnante può contribuire a far visualizzare le immagini usando anche suoni registrati o creati con oggetti. 

Le foglie morte 

Questa improvvisazione valorizza in particolare la gestualità corporea. Potrebbe efficacemente essere organizzata fornendo ai bambini delle grandi foglie ritagliate dal cartoncino, da tenere in entrambe le mani. Come sempre, l’insegnante dovrà interpretare i “comandi” in modo coinvolgente, incoraggiando così gli allievi a immedesimarsi nella situazione evocata. Per esempio:

Insegnante: Siamo le foglie degli alberi. In un giorno d'autunno, colorate di giallo o di rosso, ci stacchiamo dal ramo e dolcemente ci posiamo sulla terra. A volte però, un vento dispettoso ci fa volare via, ci fa girare intorno, prima lentamente... poi velocemente... sempre di più! Ci rincorriamo nell'aria fresca e umida con i nostri colori e tutte insieme facciamo una danza. Volteggiamo, giriam giriamo... prima siamo tutte vicine... poi lontane... Qualche volta salutiamo le nuvole che corrono alte nel cielo sopra di noi. E vediamo andare via le rondini, lontano lontano. E poi, quando il vento finisce di giocare con noi, scendiamo piano piano, dondolando, fino ad arrivare in terra, vicino alle radici dei nostri amati alberi. E qui, ci stendiamo per andare a dormire. 

Creare un personaggio e la sua maschera: il signor Autunno. 

Se volessimo creare un personaggio allegorico, per esempio l’Autunno, come potremmo immaginarlo in carne ed ossa? Quali le sue caratteristiche? E quale il suo vestito?
Si può ipotizzare un costume completamente di fantasia, costruito proprio sugli elementi della natura, oppure adattare un tipo di abbigliamento più consueto con dei rimandi alle caratteristiche del personaggio. 

Intanto partiamo dai colori: il rosso e il giallo delle foglie morte, il marrone dei rami che restano spogli, il grigio del cielo nebbioso... e quali accessori? Ombrello e galoches, per esempio. Una maschera solo facciale, invece, potrebbe essere realizzata in cartoncino, applicando intorno al tondo del viso foglie secche e rametti.

E se proprio abbiamo il chiodo fisso dello spettacolo di fine anno, possiamo utilizzare i risultati del lavoro delle improvvisazioni non solo sull'autunno, ma anche su tutte le altre stagioni, presentando al pubblico un'improvvisazione provata più volte (e quindi trasformata in una sorta di performance), sempre con l'intervento dell'insegnante e magari con l'arricchimento di semplici costumi e oggetti, possibilmente realizzati insieme ai bambini.

domenica 1 luglio 2018

LEGGERE IN CLASSE A VOCE ALTA


Appassionare i bambini alla lettura non è solo un'azione importante per il loro sviluppo cognitivo, il futuro bagaglio culturale, l'arricchimento del loro sapere. È fondamentale anche per lo sviluppo emotivo e affettivo, perché apre loro le porte dell'immaginazione, della fantasia, dei diversi mondi possibili.

Leggere un libro aiuta non solo a leggere un testo scritto, ma anche a leggere la realtà che ci circonda. La lettura ad alta voce, in classe, è un'ottima abitudine che allena comprensione, la memoria, la creatività. E sviluppare la creatività non significa solo saper scrivere favole: significa anche essere capaci di risolvere problemi, di inventare, di essere innovativi rispetto alle diverse situazioni della vita.


Ecco 5 consigli pratici per gli insegnanti su come affrontare con la lettura in classe.


1. I bambini, specie fino ai sette anni, imparano per imitazione. Se l'insegnante leggerà regolarmente, in classe, ad alta voce, saranno invogliati a fare altrettanto. Ovviamente la lettura dovrà essere coinvolgente, appassionata e mai annoiata: deve trasmettere il piacere di leggere e stimolare il piacere di ascoltare.

2. Creare una continuità: anche pochi minuti al giorno (per esempio 10, per poi gradualmente aumentare col tempo). L'importante è creare una quotidianità, un momento ricorrente, un rito piacevole

3. Cercare di leggere con “trasporto”, interpretando il più possibile le intenzioni dei personaggi, magari anche la voce, cambiando le intonazioni, rispettando pause e ritmi. Questo favorisce sia la comprensione della narrazione, sia il coinvolgimento nella storia.

4. Fare in modo che il libro sia scelto dai bambini stessi, proponendo diverse storie, ambientazioni e personaggi. Se ameranno quel libro, saranno invogliati a voler sentire la storia di nuovo e magari a voler leggere anche a casa.

5. Valorizzare eventuali interventi: domande, commenti, pareri.

Trasmettere il piacere per la lettura si può. Si deve. Per la crescita personale e per l'evoluzione culturale della società.
E quanto ce n'è bisogno!

lunedì 2 aprile 2018

IMPROVVISAZIONI DI PRIMAVERA



Il laboratorio teatrale sul tema delle stagioni, basato sull’osservazione della natura, sulle sue manifestazioni e sui cambiamenti, prosegue.
Siamo così arrivati alla primavera: invitiamo i nostri bambini a guardarsi intorno, a cogliere e mimare attraverso il proprio corpo quello che accade a piante, fiori, animali e a loro stessi, quando finisce l’inverno e ritornano il sole e i colori.

Il primo giorno di primavera


La primavera è la stagione legata alla rinascita. Dopo il riposo e il freddo dell’inverno, la natura si risveglia, ritrovando il primo tepore del sole. Il paesaggio cambia nell’aspetto e nei colori, e dal grigio, dal bianco, dall’austerità degli alberi spogli, si passa ai colori pastello dei primi fiori, dell’erba nuova, dei germogli. Nel nostro esercizio di drammatizzazione con i bambini, possiamo evidenziare in particolare proprio l’elemento del risveglio e giocare ad antropomorfizzare i vari elementi della natura. Come sempre, l’insegnante proporrà delle situazioni ai bambini, dopo averli invitati a immaginare e mimare le scene suggerite.

Insegnante
(Sbadiglia) Aaaahhhhhuuu… che sonnolenza… stamattina mi piacerebbe tanto starmene a letto… eppure è già tardi! Sarà questo teporino… non lo sentite anche voi bambini? Fa decisamente meno freddo, non è vero? E poi… (guarda fuori dalla finestra)… c’è il sole, e le giornate si sono decisamente allungate. Uh! (Guarda in alto fuori e indica col dito, seguendo una traiettoria) Guardate un po’! Volano in alto nel cielo e tornano da un lungo viaggio. Sapete cosa sono? (Aspetta che i bambini rispondano). Già! Giusto! Sono proprio le rondini. Allora questo vuol dire che è arrivata la nuova stagione, che è arrivata… (aspetta che siano i bambini a dirlo). Sì, la primavera! Siete contenti? E mentre noi ci sentiamo forse un po’ assonnati, tutta la natura si risveglia, dagli animali ai fiorellini. Immaginiamo un fiore che finalmente spunta dalla terra, apre piano piano i suoi petali e si prepara a ricevere i raggi del sole… Ecco lì una margherita… poi un tulipano… e tanti fiorellini sul ramo del ciliegio... E non dimentichiamo gli animali! Gli orsetti, per esempio. Vi ricordate? Erano andati in letargo durante l’inverno, ed ora ecco che si svegliano anche loro (invita i bambini a mimare il risveglio degli orsetti, con sbadigli e stiramenti). E indovinate un po’, dopo tutto il tempo che hanno passato a dormire, cosa vogliono adesso? La pappaaaaa!!! (Se è ora di merenda si può approfittare per fare merenda tutti insieme).

giovedì 22 febbraio 2018

PEPPINA LA LAMPADINA



C'era una volta una lampadina da 40 watt. Si chiamava Peppina ed era attaccata al soffitto nel centro di una cantina. Da tanti anni svolgeva il suo lavoro con serietà e competenza, illuminando, quelle poche volte in cui veniva accesa, l'angusto locale. Era lì da sempre, da quando era uscita un giorno dal negozio di ferramenta, dentro la grande borsa a tracolla di una strana ragazza magra, con i capelli lunghi e lisci.

Peppina non conosceva il mondo di fuori, se non attraverso i racconti degli oggetti che ogni tanto finivano laggiù.

Ramona la poltrona, per esempio, sospirava ogni mezz'ora, rievocando i bei momenti in cui un essere chiamato nonno stava seduto su di lei e leggeva delle cose molto gradevoli chiamate favole a due piccoli esseri rumorosi chiamati bambini.

Ernesto il cesto di vimini raccontava che Federica, la ragazza magra coi capelli lunghi e lisci, una volta gli aveva messo un cuscinetto imbottito all'interno e per un bel po' di tempo era diventato la cuccia di Zorro, il gatto nero. «Ah! – sospirava Ernesto – uno dei periodi più belli della mia vita».

Tutti avevano avuto una vita avventurosa nel mondo di fuori, tranne Peppina: lei aveva conosciuto solo la cantina. Però non si lamentava: negli anni aveva visto anche tanti oggetti andare via da lì, ammassati dentro anonimi scatoloni di cartone, senza una spiegazione, disorientati, spaventati. Nessuno sapeva che fine avrebbero fatto, ma si vociferava che quella, per loro, sarebbe stata proprio... la fine!

Un giorno di primavera la porta della cantina si aprì: era Federica, la ragazza magra coi capelli lunghi e lisci. Contrariamente al solito, invece di pigiare l'interruttore della luce, accese una torcia. Salì sulla scala, si avvicinò a Peppina e la svitò. «Ti sostituisco con una lampadina a basso consumo, amica mia». “Grazie per avermelo detto – pensò Peppina – ma ora cosa farò? Finirò dentro un anonimo scatolone? Che ne sarà di me?”.
 Triste e impaurita, forse ormai rassegnata a chissà quale brutta fine, si ritrovò, come tanto tempo prima, dentro la borsa a tracolla della ragazza, al buio, in mezzo a un pacchetto di fazzoletti di carta, una forbice, un portafogli, una borsetta per il trucco, un rotolino di nastro, un golfino piegato, un astuccio, un'agenda e un telefonino.

Presto Peppina finì su un tavolo di legno, in una stanza piena di sole. Il sole: ne aveva sentito parlare. Era davvero la lampada più potente, più grande, più luminosa del mondo. Che luce! E che piacevole calore!

«Peppina! Anche tu qui! Che bella sorpresa!» era Ernesto, il cesto. Sembrava diverso da solito, più bello: pieno di nastri colorati, pezzi di stoffa, scatole di perline, boccette di colori.

A un certo punto Federica afferrò delicatamente la lampadina per la base: «Amica mia, ora ti cambierò completamente il look, spero ti piaccia». A Peppina intanto piaceva questo fatto che la ragazza le diceva sempre prima cosa stava per fare. In quanto a questo nuk, buk, luk... boh, chissà cosa voleva dire. Poi, «ihihih, uhuhuh, ahahah», fu tutto un ridere con quei pennelli che le facevano il solletico avanti e indietro per la liscia superficie. Federica la guardava e sorrideva soddisfatta: «Davvero un bel lavoro, sono stata brava, sì sì».
«Ho sentito dire che si chiama riciclo creativo», sussurrò a un certo punto Ernesto.

Un improvviso colpo di vento fece aprire il vetro della finestra e per un attimo Peppina vide la sua immagine riflessa: sembrava una signorina come Federica, ma con i capelli corti e un bel ciuffo sulla fronte, il rossetto sulla bocca a forma di cuore e un piccolo foulard intorno al collo.
Insomma, la ragazza si divertiva a dipingere le faccette sulle lampadine usate. Era brava, ne aveva collezionate un bel po'.
Così Peppina venne collocata nella camera di Federica, su un comò, davanti a una lampadina tonda biondina e vicino a un bel tipo coi baffetti.
«Piacere, Gino lampadino».
«Piacere, Peppina».
Lui si accese subito di entusiasmo: «Sei bellissima».

Questa è la storia di una lampadina da 40 watt di nome Peppina, che per tanti anni era stata appesa al soffitto di una cantina. E quando sembrò che tutto per lei stesse per finire, Peppina non si spense, ma si riempì d'amore e divenne più bella e più splendente di prima.

(Disegni di Massimo Boresti)


giovedì 15 febbraio 2018

GIOCARE CON LE IMPROVVISAZIONI

Tra i vari esercizi che si possono adottare durante i laboratori teatrali, l'improvvisazione è uno dei più efficaci e divertenti. 
Si tratta di assegnare ai partecipanti dei personaggi da interpretare, o situazioni da sviluppare, oppure un canovaccio, e lasciarli liberi di procedere spontaneamente inventando storie e azioni sul tema dato. Senza, quindi, seguire un copione.

L'improvvisazione può essere singola, oppure con due o più attori, oppure coinvolgendo tutto il gruppo contemporaneamente (e quest'ultimo caso si presta molto bene per un laboratorio teatrale nella scuola con bambini e ragazzi).
 
A cosa serve l'improvvisazione teatrale?

Per i bambini e i ragazzi è un ottimo strumento di crescita, di sviluppo e rafforzamento della personalità.
Proprio perché le azioni e le reazioni sono spontanee, viene facilmente evidenziato il carattere di ognuno. Se c'è per esempio da guadare un fiume, il ragazzo più riflessivo e timoroso ci metterà un bel po' prima di avventurarsi fino all'altra sponda; quello prudente piano piano cercherà di capire la profondità dell'acqua e la solidità dei sassi sui cui poggiare i piedi, ma poi arriverà dall'altra parte; quello più sbrigativo non si farà molti problemi e passerà velocemente.
Sarà interessante per il coordinatore scoprire tutti questi aspetti, e lo sarà altrettanto per i partecipanti, che impareranno così a conoscere meglio se stessi, potranno acquisire fiducia, sicurezza, capacità di comunicare e a interagire con gli altri.
L'improvvisazione può prevedere sia parola che azione, ma anche solo azioni, senza parlare, usando solo il corpo e il movimento.
 
Le situazioni da lanciare possono essere le più disparate: dal gruppo di amici rimasti chiusi in un rifugio durante una tempesta di neve, a quelli bloccati in un ascensore... oppure: attraversare un ponte pericolante o, se si tratta di bambini piccoli, ambientazioni più semplici, quotidiane e guidate via via dall'insegnante, in modo che abbiano in continuazione degli input per proseguire quello che, come sempre ribadisco, specie per i bambini, dev'essere un bellissimo GIOCO. 



sabato 13 gennaio 2018

IMPROVVISAZIONI D'INVERNO




Non dovremmo pensare al teatro a scuola solo in vista delle recite natalizie o di fine anno, ma come un lavoro lungo e continuo, come uno spazio e un tempo i cui tutti possano esprimersi secondo la propria personalità.

Possiamo cominciare da semplici improvvisazioni guidate (che non necessitano di alcuna attrezzatura tecnica), adatte alla scuola dell'infanzia e finalizzate a esercitare in particolare l'espressività corporea, la coordinazione del movimento, il ritmo. Ecco per esempio delle improvvisazioni a tema che prendono spunto dall’inverno, in modo da stimolare l’espressività corporea e facciale insieme all’acquisizione di contenuti relativi alla stagione in corso. È necessario disporre di uno spazio libero, abbastanza ampio da accogliere tutti i partecipanti e permettere loro di muoversi liberamente. Questo tipo di esercitazioni non solo preparerà i bambini a eventuali esibizioni nell’ambito di rappresentazioni teatrali, ma li aiuterà moltissimo nel gestire il proprio corpo nello spazio, a esprimere le emozioni, a comunicare e interagire con gli altri. 

È la nebbia!

Ecco un gioco di azioni e gestualità guidate. Invitando i bambini a immaginarsi in un ambiente completamente invaso dalla nebbia, si potrà giocare in particolare sul “vedere e non vedere”, “vedere lontano”, “vedere vicino” e sperimentare le reazioni del corpo nel cercare di ovviare all’affievolimento momentaneo di uno dei cinque sensi. Tutte le frasi che l’insegnante dirà, dovranno essere mimate e ulteriormente sviluppate. Naturalmente tra un suggerimento e l'altro bisogna dare il tempo ai bambini di improvvisare gesti, azioni, movimenti, espressioni. 

Stamattina i bambini del paese si sono alzati dal letto, si sono lavati il viso, le orecchie, i denti... si sono soffiati il naso con il fazzoletto... si sono pettinati con cura e poi si sono affacciati alla finestra. (Finge di aprire una finestra) Vediamo un po’... (Finge di affacciarsi e di guardare fuori) Ma... ooohhh, che strano! Non riescono a credere ai loro occhi! E infatti se li stropicciano ben bene diverse volte! Ma... cos’è? Non si vede niente da qui a lì! Che succede? Aaahhh, sì, io ho capito... e voi? È... la nebbia! La nebbia che come un velo copre ogni cosa e non ci fa vedere un granché. Bisogna stare attenti, perciò! Quando usciamo, attenti a dove mettiamo i piedi... camminiamo lentamente... potremmo andare a sbattere contro qualcuno! O contro un palo! Se dovesse succedere... ahi ahi che male! Allora facciamo tutti attenzione... procediamo con prudenza... mani avanti per capire se c’è un ostacolo davanti a noi. Ecco... un albero! Spostarsi! Non si vede ancora niente... attenzione ai sassi, si può scivolare! Dobbiamo svoltare l’angolo... conviene appoggiarsi al muro per non sbagliare... Oh, meno male, la nebbia si sta lentamente diradando... si vede sempre meglio, sempre più lontano... Oh, finalmente, la nebbia è andata via! Ecco là la scuola! Forza, andiamo!

Il tutto deve avvenire lentamente, assecondando reazioni, commenti, integrazioni dei bambini e possibilmente seguendo anche nuove soluzioni da loro suggerite.

martedì 26 dicembre 2017

5 ERRORI COMUNI DI SCRITTURA TEATRALE

Mi capita molto spesso, per via del mio lavoro, di leggere proposte teatrali dalle più svariate provenienze.
Quando si tratta autori esperti, di professionisti, si vede subito perché l'impianto di solito funziona in tutte le sue parti: struttura, trama, dinamiche, ritmi, linguaggio e così via. Poi si può trovare più o meno convincente la storia, l'idea: ma la scrittura il più delle volte funziona.
 

Nelle proposte di autori non esperti, invece, che si cimentano per le prime volte o che lo fanno con un approccio un po' improvvisato, il meccanismo generale presenta spesso diversi intoppi. E con una certa frequenza si trovano degli errori ricorrenti. Ve ne racconto cinque.

1. Il linguaggio inadatto. Il copione è fatto di dialoghi, e i dialoghi non sono fatti per essere letti, ma per essere detti, parlati. Non può essere la lingua letteraria. Non può essere l'italiano scolastico (a meno che il personaggio non abbia questa specifica particolarità). Far parlare il personaggio senza pensare a come parlerebbe realmente, se esistesse, rende un testo teatrale non credibile. Si parla in maniera ottocentesca se lo spettacolo è ambientato nell'ottocento. Altrimenti no.

2. La mancanza di sviluppo di una storia. Magari si parte da un'idea interessante, ma dato che non è facile trovare la svolta per arrivare al finale, ci si arriva senza la giusta idea, spesso senza idea. In modo forzato. Superficiale, veloce. Un falso finale. E quindi non convincente.

3. Non considerare le azioni. Il teatro non è solo parola, dialoghi. È qualcosa che succede. Accadono cose, ci si muove, ci sono appunto le azioni. E vanno considerate anche in fase di scrittura.
 

4. Uno stile didascalico (cioè da maestrina, quando si vuole insegnare qualcosa e questo è palese), insieme alla presenza di tirate moralistiche, retoriche. Questo succede spessissimo nei testi per bambini o di altri lavori a indirizzo educativo.

5. La fastidiosa esplicitazione di quello che lo spettacolo vuole dire. Se – come elemento necessario, non per ribadire un concetto già chiaro – si sente l'esigenza di mettere in bocca ai personaggi la spiegazione di quella storia, il significato, il messaggio... vuol dire che quella storia non è scritta bene. 



N.B. Quando rileggo i miei testi, specie quelli di tanti tanti anni fa, specie quelli commissionati (dove mi veniva richiesto di scrivere qualcosa che io non avrei mai scritto), trovo sempre qualcosa che non va. E su tutti i miei copioni e racconti, anche quelli recenti, rileggendoli dopo un po' di tempo, penso: mannaggia, qui potevo scrivere così invece di cosà... Insomma, ci sono sempre ulteriori margini di miglioramento.



mercoledì 13 dicembre 2017

5 DRITTE PER LA SCRITTURA TEATRALE


Ci sono dei piccoli espedienti che possono aiutare a ottenere migliori risultati nella scrittura teatrale, nella stesura quindi di copioni (e non solo quelli per bambini).

Ecco 5 dritte secondo me molto utili:
 

1. Partire da una trama, da un intreccio già definito. Quindi stilare prima una scaletta. Non cominciare senza sapere dove andare a parare.

2. Dopo aver finito di scrivere il copione, rileggerlo a voce alta. Questo permetterà di verificare la fluidità delle parole, delle frasi, il ritmo, l'articolazione, il suono delle parole, tenendo sempre presente che si tratta di un testo che va detto, parlato e non soltanto letto.

3. Rileggere il tutto dopo aver fatto passare qualche giorno, se possibile. Mentre ci stiamo lavorando non è facile accorgersi di sviste, di piccole o grandi incongruenze. A mente fredda, una volta liberi dal groviglio dei pensieri della scrittura, si è più lucidi.

4. Rileggere di seguito tutte le battute di ogni personaggio. Per esempio, se abbiamo il principe Arturo, rileggere solamente tutte le battute di Arturo dall'inizio alla fine. Questo per verificare la coerenza di ogni personaggio.

5. Far leggere il testo a una persona di fiducia, possibilmente di più esperta di noi in materia. Quando si è al di fuori e non coinvolti direttamente in una storia, ci si accorge di più dettagli e di cose che noi probabilmente non vediamo. 



martedì 28 novembre 2017

COSTUMI CREATIVI FAI-DA-TE



Parliamo di teatro realizzato soprattutto nella scuola, di spettacoli dunque con bambini e ragazzi.

Premetto che non ce l'ho con i costumi belli, anzi, li ammiro moltissimo.
Però mi capita molto spesso di vedere spettacoli in contesti non professionali (quindi, parlando di teatro, includo anche la scuola) con costumi sontuosi, perfetti, di sartoria. Roba costosa insomma. E magari contemporaneamente non c'è alcuna cura della messinscena, nel senso di lavoro con i ragazzi, sulla regia, sulle azioni, sulla recitazione. Oppure non c'è un minimo di impianto audio e non si sente niente. Oppure non ci sono le luci e non si vede niente. Eh, però certi costumi!

Che senso ha avere costumi megagalattici quasi cinematografici se lo spettacolo non è curato minimamente per tutto il resto? Puntare sull'apparenza piuttosto che sulla sostanza non paga, il risultato alla fine quello è. Giusto le foto vengono bene e fanno un figurone.
Io invece direi: investite prima su altro, sulle attrezzature tecniche, microfoni, casse, faretti, o su un aiuto di un operatore esperto, anche per qualche aggiustatina nelle ultime prove, se non avete molta esperienza di teatro. E per quanto riguarda i costumi, nello specifico, puntate sull'originalità, sulla creatività, sull'essenziale.
E possibilmente con poca spesa. Io suggerisco il fai-da-te creativo.
 

Che cosa devono avere i costumi rispetto allo spettacolo? Innanzitutto coerenza (cioè dovrebbero essere pensati tutti con lo stesso criterio. Già questo è un elemento positivo).
Ogni storia ha i suoi personaggi, ogni spettacolo ha le sue peculiarità e le soluzioni possono essere tante. Non c'è una ricetta valida per tutti: vi do giusto qualche input.
Io – che non sono costumista, ma che sono stata abituata a farmi sempre un po' tutto da sola – posso darvi al volo qualche piccolo esempio di come con poca spesa e con i più svariati materiali si possono realizzare costumi di grande effetto. E senza scomodare un esercito di sarte.
Se ci pensate bene, cos'è che vi viene in mente se pensate a Pinocchio? Il cappello, il naso, il colletto. Un gatto? Le orecchie, le vibrisse e la coda. Bastano.

Io ho sempre usato molto la base neutra (maglietta e leggins, per esempio neri) con pochi elementi che individuassero il personaggio.
Una volta, per un adattamento teatrale del gabbiano Jonathan Livingston, come costume per i gabbiani abbiamo adottato una tenuta semplicissima: canotta bianca, pantaloni bianchi, quelli larghi, morbidi e per le ali abbiamo tagliato dei calzettoni bianchi. E basta. Niente ali di stoffa o svolazzanti. Niente di realistico, solo EVOCATIVO. E muovendo le braccia tutti insieme l'effetto di questa braccia era veramente suggestivo. (Mi parte la rima anche quando non voglio).
 

Un elemento che io amo particolarmente è il copricapo. Punto sulla testa.
 

Tra i materiali da poter usare: carta crespata, scampoli di stoffa, vecchi vestiti da ritagliare, materiali di riciclo (rivestimenti dei mazzi di fiori, quella carta stoffa delle tovaglie usa e getta ecc.). Metteteli da parte quando vi capitano tra le mani.
Il problema semmai diventa (sì, lo so che chi tende ad accumulare)... lo spazio per conservare tutta questa roba. 



mercoledì 22 novembre 2017

PERCHÉ FARE TEATRO A SCUOLA?

Perché fare teatro con i bambini? Perché a scuola? 
Perché è un lavoro che porta molti vantaggi nel percorso di formazione globale. E interessa tantissimi ambiti della persona. 
Come:

• Sviluppo delle CAPACITÀ RICETTIVE: osservazione, concentrazione, comprensione.
• Sviluppo delle CAPACITÀ PSICOMOTORIE: coordinazione dei movimenti, ritmo.
• Sviluppo delle CAPACITÀ ESPRESSIVE attraverso molteplici linguaggi: la gestualità del corpo, la mimica facciale, la voce.

Inoltre, non ultimo, l’esperienza teatrale favorisce l’interazione con l’altro: è ottimale per la socializzazione, per imparare a stare insieme, a rispettare i tempi e gli spazi dell'altro.

Anche se ci si può improvvisare animatori con una certa buona volontà, una maggiore consapevolezza ed esperienza nell’uso di questo strumento, da parte degli insegnanti, può naturalmente potenziare i risultati sia sul fronte formativo sia su un’eventuale resa artistica, se si decide di allestire anche spettacoli.

Avere a disposizione operatori specializzati è la soluzione più ovvia e più facile. Ma non sempre si può (per questioni di budget, di scelte organizzative eccetera).

Gli stessi insegnanti possono fare corsi appositi di teatro per bambini per essere a loro volta operatori con una formazione specifica. 
Oppure gli insegnanti possono fare teatro in prima persona. Chi ha questa passione potrebbe iscriversi a qualche corso, qualche laboratorio, e fare esperienza a sua volta di questa disciplina, sperimentando se stesso come attore, mettendosi in gioco.

Inoltre: molto utile, importante e illuminante è andare a teatro. A vedere teatro di qualità.
Consiglio mio personale, sulla mia esperienza: più che il teatro tradizionale, le commedie col divano, o il classico classicone, andate a vedere il teatro di ricerca (mi rendo conto che non se ne vede molto, specie al di fuori di certi circuiti). Andate a vedere spettacoli alternativi, quello sperimentali. Sembrerà paradossale, ma dato che è quello che sperimenta diversi linguaggi, anche non convenzionali, e che utilizza pochi mezzi, è quello che inventa soluzioni sceniche di grande fantasia, sorprendenti e magari con poco.
E così vi verranno tante idee anche per i vostri piccoli allestimenti.

Senza mai dimenticare – io lo ricordo sempre – che per i bambini il teatro è un bellissimo e potenzialmente divertentissimo gioco. Volendo... anche per i grandi.





martedì 14 novembre 2017

PIÙ CORO PER TUTTI



Qual è lo strumento musicale più alla portata di tutti?
La voce!

E qual è il modo per avvicinare più persone possibile alla musica, il più facile e attivo? CANTARE IN CORO. A tutte le età, cominciando da piccoli... che è anche un modo per fare educazione musicale di massa. Questo lo diceva Zoltan Kodàly (io spesso lo cito, ma abbiate pazienza, ho una formazione kodalyana).

La voce è lo strumento più naturale che possediamo, e ci permette di vivere la musica in modo attivo, in modo creativo, e ci permette di sviluppare l'orecchio (cosa che invece spesso si trascura).
Kodàly diceva che non esistono bambini stonati: basta educare il loro orecchio.

Il canto già di per sé è un meraviglioso mezzo con cui singolarmente ci esprimiamo e cantare insieme agli altri porta tantissimi vantaggi.

Intanto aiuta il processo di adattamento e di socializzazione: in coro non ci sono voci che devono prevalere, si deve andare tutti allo stesso tempo, seguendo una stessa direzione e ognuno deve fare la sua parte bene affinché tutto l'insieme funzioni armoniosamente.

Nel coro si diventa amici: si passa insieme molto tempo facendo e condividendo cose belle.

Nel coro ci si arricchisce culturalmente, e non solo in senso musicale.

Si migliorano le proprie capacità tecniche (respirazione, emissione vocale).

Anche quando è un hobby, si passa il tempo in modo piacevole e costruttivo.
 
In quanto al repertorio, ovviamente si deve fare riferimento innanzitutto all'età. Dev'essere adatto e alla portata dei coristi. Per i bambini, specie partendo dai piccoli, vanno bene filastrocche, canti popolari, anche brani classici semplici. Non è vero che i bambini non amano la musica classica, o “seria”: è che non la conoscono, e s'impara ad amare quello che si conosce. E non è vero che amano soltanto i pezzi svelti, ballabili e caciaroni. Se i pezzi sono belli, si commuovono anche con le ballad più tranquille.

Poi, certo, si può integrare anche con repertori diversi, o più moderni. E si può cominciare anche molto presto a proporre semplici forme di polifonia come il canone.
Insomma, il coro: consigliatissimo.
Io ci sono cresciuta! Dall'età... (adesso scatta la datazione al carbonio 14). 



domenica 12 novembre 2017

LE FIABE DAL RACCONTO ALLA SCENA



La casa ideale delle fiabe

Il teatro è un luogo in cui si entra in una realtà altra e si può rappresentare anche l’impossibile. Per questo è una casa ideale per le storie dell’immaginario, in particolare per le fiabe.

Mettere in scena un racconto di fantasia non è un’impresa difficilissima, anzi: c’è già un intreccio, una struttura, i personaggi e, spesso, ci sono già dei dialoghi.


Dal racconto al teatro

Il passaggio dal racconto al teatro impone subito la scelta tra discorso diretto e indiretto.

La figura del narratore risolve facilmente alcuni problemi: i salti di tempo e di luogo, gli scenari difficili da ricreare e le situazioni complesse da riproporre sul palcoscenico.
Naturalmente si può risolvere la messinscena di fiabe anche senza ricorrere al narratore.
Gli espedienti sono tanti: uno è affidare determinate parti narrative a personaggi inventati di sana pianta, che abbiano, appunto, una funzione narrativa indiretta.
Per esempio: in Cappuccetto Rosso, se è difficile rappresentare alcuni passaggi (il lupo che mangia la nonna e la bambina, il cacciatore che le fa uscire dalla pancia del lupo) si possono utilizzare fiori o alberi parlanti che, divenuti personaggi di commento, raccontino al pubblico le fasi non visualizzabili. Immaginiamo l'albero che racconta la scena vedendola dalla finestra: «Cappuccetto Rosso è vicina alla nonna, molto vicina... non è la nonna, è il lupo! E se la mangia!»
Il ricorso a personaggi, diciamo così, minori è molto frequente nei film d’animazione. Pensiamo a quelli famosissimi della Walt Disney: il granchio della Sirenetta, il candelabro de La Bella e la Bestia, i topolini di Cenerentola...


Improvvisazioni guidate

Si può anche scegliere di saltare la fase della riscrittura della fiaba in forma dialogica, basando la preparazione dello spettacolo sulle improvvisazioni guidate. È un lavoro molto interessante e arricchente, utilissimo sia per i bambini, sia per i grandi.
Il regista-animatore deve avere le idee piuttosto chiare per non disperdere inutilmente le energie.


L’identikit del personaggio
È importante, per una buona partenza, scegliere i partecipanti, gli attori adatti ai diversi ruoli fornendo loro le indicazioni necessarie per l’individuazione dei personaggi. Praticamente di ogni personaggio sdi dovrebbe fare un identikit:
le particolarità fisiche, gli atteggiamenti, il modo di parlare, i dati sul carattere.
Il lavoro individuale su ogni personaggio influirà moltissimo sul risultato generale, e questo migliorerà notevolmente il lavoro di gruppo.

E poi comunque vada... sarà un successo. 




domenica 5 novembre 2017

SVILUPPARE LA CREATIVITÀ

C’è ancora chi pensa che la creatività, la fantasia, l’immaginazione, servano soltanto a sognare, a fantasticare (che poi, ti pare poco?).
La creatività è una capacità umana fondamentale e nell’evolversi di quest’era tecnologica sarà sempre più importante.

Diceva Einstein: L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L'immaginazione circonda il mondo.
 

Non tutti hanno innato lo stesso talento creativo, ma questo si può stimolare e potenziare: quindi, aiutate i bambini a sviluppare la loro creatività.
Tra i tanti modi, vi suggerisco un semplice gioco: inventare una storia in gruppo.

Scegliete prima cinque elementi che possano essere presenti nella storia (personaggi, oggetti, luoghi…). 

Per esempio: sirena – bottiglia – albero – castello – tappeto. Cosa c’entrano? Boh, lo scopriremo solo vivendo.
Mettete queste parole su dei fogliettini ed estraetene uno per volta, creando anche una certa aspettativa.
Invitate i bambini a costruire, inventandola, una storia. «C’era una volta»: questo è un inizio che funziona sempre. Ovviamente la storia dovrà comprendere via via ognuno dei cinque elementi che verranno estratti. 
Tipo:
faro - tavolo – gatto – fetta di torta – festa di matrimonio 
cappello – treno – anello – dottore - libro

Per dare una spintarella alla fantasia, si può lasciare a disposizione uno scatolone, un baule pieno di oggetti, di indumenti, di foto, che potranno entrare nel racconto ed essere usati anche per drammatizzare i momenti di questa storia che sta nascendo.
(Voi nel frattempo prendete appunti per non perdere il filo).

Lasciate il tempo ai bambini di elaborare idee, ma stimolate un confronto e date qualche input se vedete che ci si trova in un momento di stallo.

Cosa ne verrà fuori? A volte storie bellissime, a volte buffe, a volte senza senso: e va bene così!
Alla fine, scrivete la storia appena sfornata e fatene un bel librone, e aggiungete anche i disegni.
 

Se avrete sempre quest’attenzione all’aspetto creativo, farete un grande regalo ai vostri bambini. Ricordate che è quello che ci distingue dalle macchine e diventerà una delle capacità più ricercate nel futuro. Soprattutto nel mondo del lavoro. 



domenica 29 ottobre 2017

INSEGNARE UN CANTO AI BAMBINI


Come insegnare un canto ai bambini?
Senza entrare nello specifico dell'educazione musicale, che richiederebbe un discorso più complesso e articolato, vi do un suggerimento ispirato al sistema del musicista e pedagogista ungherese Zoltan Kodàly.
 
È importante che il brano sia adatto all'età dei bambini, (è un'ovvietà, ma è sempre bene ribadire).

1. Per prima cosa, raccontate una storia attinente alle parole della canzone. (È probabile che dobbiate inventarvela). Più la storia colpisce i bambini – e colpisce anche il loro vissuto –, più avranno facilità a imparare e ricordare. In pratica, bisogna creare un'EMOZIONE.

2. Poi: cantate il brano per intero, senza accompagnamento strumentale, solo voce. Usate una mano aperta, che vorrà dire: ora canto io, voi ascoltate, e con l'altra mano date in modo semplice il tempo.

3. Adesso tocca ai bambini. Cantate voi un primo frammento di canzoncina, tenendo la mano aperta. Quando abbasserete la mano, continuando a tenere il tempo, invitate i bambini subito a ripetere quel pezzetto.
Attenzione all'estensione e alla tonalità. In questo le donne sono più facilitate perché hanno una tessitura più vicina a quella dei bambini. Le note per loro non devono essere né troppo basse, né troppo alte. Potreste darvi la nota con un diapason o uno strumento: di solito si va sul sicuro stando come limiti tra il la basso e il do alto.

4. Fate la stessa cosa con la frase musicale seguente.

5. Poi attaccate le due frasi musicali e fatele ripetere insieme. E così via, si procede in modo graduale, aggiungendo pezzetti come in un puzzle.
Quando avranno imparato e vorrete farli cantare tutti insieme, ricordate di dare sempre la nota iniziale (per esempio cantando le prime note) e di segnare il tempo.

Il discorso cambia se si tratta di altri generi di canzoni, ad esempio quelle più moderne che richiedono proprio l'accompagnamento o la base musicale. E cambia se non ve la sentite di cantare voi. A quel punto, lettore tracce, e ascoltare, ascoltare insieme. Ma prima raccontate sempre la storia della canzone, che sia vera o inventata, di fantasia o d'attualità. Legherà quella canzone a un'emozione e sarà più facile ricordarla. 




domenica 22 ottobre 2017

GIOCHI PER LA COORDINAZIONE MOTORIA

Quando in una scuola non possiamo contare sul supporto di specialisti esterni per organizzare un laboratorio teatrale con i bambini, come possiamo fare per non perdere la grande opportunità formativa di quest’attività? Possono organizzare qualcosa anche gli educatori e gli insegnanti?
Sì. E per cominciare col piede giusto, proponiamo delle attività di coordinazione motoria. Perché in questo modo si sviluppa la capacità di muovere il corpo nello spazio e nel tempo. Cosa fondamentale.

Cominciamo dai piccolissimi.

1. Con loro è molto utile giocare con le filastrocche popolari che si legano al movimento. Per esempio GIRO GIRO TONDO. I bambini, durante il canto, devono girare in cerchio e alla frase finale: “Tutti giù per terra”, buttarsi giù. Altro girotondo famoso è OH CHE BEL CASTELLO (marcondirondirondello) e poi c’è anche la popolarissima DANZA DEL SERPENTE che viene giù dal monte, ecc. Inizia un bambino che alla fine chiede a quello di turno: Ma dimmi un po’, sei proprio tu quel pezzettin del mio codin? Sì! E il nuovo bambino mette le mani sulle spalle dell’altro e fanno una specie di trenino (la coda del serpente appunto).

Ogni regione ha i suoi giochi popolari, valorizzateli.
Alla fine dell'attività gratificate sempre i bambini (basta anche un applauso)

2. Andando un po’ più su con l’età c’è un altro gioco famoso: TUTTI GIÙ TUTTI SU. L’insegnante dà i comandi facendo al tempo stesso anche i movimenti… per poi fare anche i trabocchetti che stimolano la prontezza di riflessi. Tutti giù. Tutti giù. Grasse risate.

3. VIA STOP! È un esercizio in cui bambini dovranno muoversi liberamente, in ordine sparso, a partire dal «Via!» dell’insegnante, il quale continuerà a dettare la loro velocità di movimento con un tamburello. Li farà muovere più piano, poi leggermente più forte, poi velocemente, poi molto più veloce. Al comando improvviso «Stop!», sottolineato da un colpo secco di tamburello, tutti dovranno fermarsi immediatamente nel punto e nella posizione in cui si trovano. Sarà di nuovo il «Via!» dell’insegnante a far ripartire il gioco.

4. Altro esercizio interessante è IL PAVIMENTO SCOTTA. Si invitano tutti a camminare in circolo nella stessa direzione. Già questo sarà un impegno non facile, perché per mantenere il cerchio ognuno dovrà assumere una velocità costante, in base a quella degli altri, e una costante distanza dal centro, per mantenere il cerchio. Solo dopo che si sarà acquisita una certa regolarità nel camminare in tondo, l’insegnante potrà cominciare a dare dei comandi: «Il pavimento comincia a riscaldarsi... Il pavimento è caldo... ... È molto caldo!... Il pavimento scotta!». I bambini dovranno reagire alle sollecitazioni immaginando che la temperatura si alzi sotto i loro piedi. Prenderanno allora a saltellare, a camminare più velocemente, a correre affannosamente... A questo punto l’insegnante comincerà il percorso contrario, facendo “raffreddare” lentamente il pavimento e riportando il cerchio all’andatura normale.

5. Poi consiglio l’uso dei cosiddetti BANS, cioè canzoni che abbiano nel testo le indicazioni di movimento da fare, e quindi hanno un collegamento diretto tra musica, ritmo e gesto. Esempi popolari: CI SON DUE COCCODRILLI, JACK È IN CUCINA CON TINA,LA MACCHINA DEL CAPO ha un buco nella gomma… li troverete su youtube con tanto di movimenti abbinati.

Ecco: questi appena descritti sono tutti giochi fattibili in ogni contesto e nello stesso tempo utilissimi per coordinare pensiero, gesti, ritmo, movimento. 


lunedì 16 ottobre 2017

FARE TEATRO NELLA SCUOLA DELL'INFANZIA

Si può fare teatro con i bambini piccoli? Certo, anzi, il teatro è un istinto innato nei bambini. Ovviamente non parliamo di teatro in termini di dialoghi a memoria, testi, autori prove... ma in termini di GIOCO.
 

Un insegnante della scuola dell’infanzia quali attività di espressione può organizzare concretamente con i bambini della propria classe, rispettando questa dimensione ludica?

1. Intanto raccontare storie. Utilizzando le intonazioni della voce e le espressioni facciali per rendere più coinvolgente la narrazione.

2. Coinvolgere i bambini nella narrazione, favorire l’interazione, farli partecipare. Per esempio, invitandoli a eseguire suoni onomatopeici quando la storia li richiede (se non ci sono li potete mettere voi nella storia): versi di animali, sbadigli, starnuti, espressioni di sorpresa: ooohhh.

3. Incoraggiate i bambini a raccontare loro stessi la storia in modo drammatizzato, cioè interpretando i personaggi. Questo avverrà piuttosto spontaneamente se metterete a loro disposizione accessori e oggetti (mantelli, corone, cappelli, ecc). Anzi, tenete sempre a disposizione un baule (o uno scatolone) magico, che quando si aprirà, pieno di costumi e oggetti da mettere e scambiare, sarà il baule magico che darà inizio ogni volta a una nuova storia.

4. Favorite i giochi di ruolo. Immaginare di fare la spesa al mercato o andare al negozio è un classico.

5. Proponete i giochi imitativi. Per cominciare si può giocare imitando gli animali, che i bambini osservano volentieri sia dal vivo (quando è possibile), sia attraverso documentari e cartoni animati. Si può così invitarli prima in gruppo, poi individualmente, a imitare un gatto, una tigre, un canguro, una ranocchia, un passerotto, una scimmietta, un cagnolino, un serpente... non solo con i versi, ma riproducendo anche le andature e i comportamenti. Per coinvolgere ancora di più i partecipanti si può prendere esempio dal gioco dei mimi e invitarli, dividendoli in squadre, a indovinare l’animale rappresentato dagli esponenti della squadra avversaria.

Questo lavoro non va finalizzato alla preparazione di spettacoli, ma nella realtà capita, anche nella scuola dell’infanzia, di dover allestire delle piccole recite (come a Natale, o per il saggio di fine anno). Se non si possono evitare (o magari se ai bambini stessi fa piacere), si può cominciare la preparazione per tempo (ce ne vuole molto, mesi prima) e trovare soluzioni alternative al classico copione da mettere in scena. E magari utilizzare quello che è scaturito dalle improvvisazioni stesse dei bambini, valorizzando così la loro creatività. L’importante è che tutto rimanga sempre, rigorosamente, categoricamente… un gioco. 



Pandemia: se lo spettacolo dal vivo non si può fare

«È stato molto bello ed alternativo realizzare a distanza la recita di fine anno. Con questa esperienza ho imparato molte cose, “non bisogna...