lunedì 2 aprile 2018

IMPROVVISAZIONI DI PRIMAVERA



Il laboratorio teatrale sul tema delle stagioni, basato sull’osservazione della natura, sulle sue manifestazioni e sui cambiamenti, prosegue.
Siamo così arrivati alla primavera: invitiamo i nostri bambini a guardarsi intorno, a cogliere e mimare attraverso il proprio corpo quello che accade a piante, fiori, animali e a loro stessi, quando finisce l’inverno e ritornano il sole e i colori.

Il primo giorno di primavera


La primavera è la stagione legata alla rinascita. Dopo il riposo e il freddo dell’inverno, la natura si risveglia, ritrovando il primo tepore del sole. Il paesaggio cambia nell’aspetto e nei colori, e dal grigio, dal bianco, dall’austerità degli alberi spogli, si passa ai colori pastello dei primi fiori, dell’erba nuova, dei germogli. Nel nostro esercizio di drammatizzazione con i bambini, possiamo evidenziare in particolare proprio l’elemento del risveglio e giocare ad antropomorfizzare i vari elementi della natura. Come sempre, l’insegnante proporrà delle situazioni ai bambini, dopo averli invitati a immaginare e mimare le scene suggerite.

Insegnante
(Sbadiglia) Aaaahhhhhuuu… che sonnolenza… stamattina mi piacerebbe tanto starmene a letto… eppure è già tardi! Sarà questo teporino… non lo sentite anche voi bambini? Fa decisamente meno freddo, non è vero? E poi… (guarda fuori dalla finestra)… c’è il sole, e le giornate si sono decisamente allungate. Uh! (Guarda in alto fuori e indica col dito, seguendo una traiettoria) Guardate un po’! Volano in alto nel cielo e tornano da un lungo viaggio. Sapete cosa sono? (Aspetta che i bambini rispondano). Già! Giusto! Sono proprio le rondini. Allora questo vuol dire che è arrivata la nuova stagione, che è arrivata… (aspetta che siano i bambini a dirlo). Sì, la primavera! Siete contenti? E mentre noi ci sentiamo forse un po’ assonnati, tutta la natura si risveglia, dagli animali ai fiorellini. Immaginiamo un fiore che finalmente spunta dalla terra, apre piano piano i suoi petali e si prepara a ricevere i raggi del sole… Ecco lì una margherita… poi un tulipano… e tanti fiorellini sul ramo del ciliegio... E non dimentichiamo gli animali! Gli orsetti, per esempio. Vi ricordate? Erano andati in letargo durante l’inverno, ed ora ecco che si svegliano anche loro (invita i bambini a mimare il risveglio degli orsetti, con sbadigli e stiramenti). E indovinate un po’, dopo tutto il tempo che hanno passato a dormire, cosa vogliono adesso? La pappaaaaa!!! (Se è ora di merenda si può approfittare per fare merenda tutti insieme).

giovedì 22 febbraio 2018

PEPPINA LA LAMPADINA



C'era una volta una lampadina da 40 watt. Si chiamava Peppina ed era attaccata al soffitto nel centro di una cantina. Da tanti anni svolgeva il suo lavoro con serietà e competenza, illuminando, quelle poche volte in cui veniva accesa, l'angusto locale. Era lì da sempre, da quando era uscita un giorno dal negozio di ferramenta, dentro la grande borsa a tracolla di una strana ragazza magra, con i capelli lunghi e lisci.

Peppina non conosceva il mondo di fuori, se non attraverso i racconti degli oggetti che ogni tanto finivano laggiù.

Ramona la poltrona, per esempio, sospirava ogni mezz'ora, rievocando i bei momenti in cui un essere chiamato nonno stava seduto su di lei e leggeva delle cose molto gradevoli chiamate favole a due piccoli esseri rumorosi chiamati bambini.

Ernesto il cesto di vimini raccontava che Federica, la ragazza magra coi capelli lunghi e lisci, una volta gli aveva messo un cuscinetto imbottito all'interno e per un bel po' di tempo era diventato la cuccia di Zorro, il gatto nero. «Ah! – sospirava Ernesto – uno dei periodi più belli della mia vita».

Tutti avevano avuto una vita avventurosa nel mondo di fuori, tranne Peppina: lei aveva conosciuto solo la cantina. Però non si lamentava: negli anni aveva visto anche tanti oggetti andare via da lì, ammassati dentro anonimi scatoloni di cartone, senza una spiegazione, disorientati, spaventati. Nessuno sapeva che fine avrebbero fatto, ma si vociferava che quella, per loro, sarebbe stata proprio... la fine!

Un giorno di primavera la porta della cantina si aprì: era Federica, la ragazza magra coi capelli lunghi e lisci. Contrariamente al solito, invece di pigiare l'interruttore della luce, accese una torcia. Salì sulla scala, si avvicinò a Peppina e la svitò. «Ti sostituisco con una lampadina a basso consumo, amica mia». “Grazie per avermelo detto – pensò Peppina – ma ora cosa farò? Finirò dentro un anonimo scatolone? Che ne sarà di me?”.
 Triste e impaurita, forse ormai rassegnata a chissà quale brutta fine, si ritrovò, come tanto tempo prima, dentro la borsa a tracolla della ragazza, al buio, in mezzo a un pacchetto di fazzoletti di carta, una forbice, un portafogli, una borsetta per il trucco, un rotolino di nastro, un golfino piegato, un astuccio, un'agenda e un telefonino.

Presto Peppina finì su un tavolo di legno, in una stanza piena di sole. Il sole: ne aveva sentito parlare. Era davvero la lampada più potente, più grande, più luminosa del mondo. Che luce! E che piacevole calore!

«Peppina! Anche tu qui! Che bella sorpresa!» era Ernesto, il cesto. Sembrava diverso da solito, più bello: pieno di nastri colorati, pezzi di stoffa, scatole di perline, boccette di colori.

A un certo punto Federica afferrò delicatamente la lampadina per la base: «Amica mia, ora ti cambierò completamente il look, spero ti piaccia». A Peppina intanto piaceva questo fatto che la ragazza le diceva sempre prima cosa stava per fare. In quanto a questo nuk, buk, luk... boh, chissà cosa voleva dire. Poi, «ihihih, uhuhuh, ahahah», fu tutto un ridere con quei pennelli che le facevano il solletico avanti e indietro per la liscia superficie. Federica la guardava e sorrideva soddisfatta: «Davvero un bel lavoro, sono stata brava, sì sì».
«Ho sentito dire che si chiama riciclo creativo», sussurrò a un certo punto Ernesto.

Un improvviso colpo di vento fece aprire il vetro della finestra e per un attimo Peppina vide la sua immagine riflessa: sembrava una signorina come Federica, ma con i capelli corti e un bel ciuffo sulla fronte, il rossetto sulla bocca a forma di cuore e un piccolo foulard intorno al collo.
Insomma, la ragazza si divertiva a dipingere le faccette sulle lampadine usate. Era brava, ne aveva collezionate un bel po'.
Così Peppina venne collocata nella camera di Federica, su un comò, davanti a una lampadina tonda biondina e vicino a un bel tipo coi baffetti.
«Piacere, Gino lampadino».
«Piacere, Peppina».
Lui si accese subito di entusiasmo: «Sei bellissima».

Questa è la storia di una lampadina da 40 watt di nome Peppina, che per tanti anni era stata appesa al soffitto di una cantina. E quando sembrò che tutto per lei stesse per finire, Peppina non si spense, ma si riempì d'amore e divenne più bella e più splendente di prima.

(Disegni di Massimo Boresti)


giovedì 15 febbraio 2018

GIOCARE CON LE IMPROVVISAZIONI

Tra i vari esercizi che si possono adottare durante i laboratori teatrali, l'improvvisazione è uno dei più efficaci e divertenti. 
Si tratta di assegnare ai partecipanti dei personaggi da interpretare, o situazioni da sviluppare, oppure un canovaccio, e lasciarli liberi di procedere spontaneamente inventando storie e azioni sul tema dato. Senza, quindi, seguire un copione.

L'improvvisazione può essere singola, oppure con due o più attori, oppure coinvolgendo tutto il gruppo contemporaneamente (e quest'ultimo caso si presta molto bene per un laboratorio teatrale nella scuola con bambini e ragazzi).
 
A cosa serve l'improvvisazione teatrale?

Per i bambini e i ragazzi è un ottimo strumento di crescita, di sviluppo e rafforzamento della personalità.
Proprio perché le azioni e le reazioni sono spontanee, viene facilmente evidenziato il carattere di ognuno. Se c'è per esempio da guadare un fiume, il ragazzo più riflessivo e timoroso ci metterà un bel po' prima di avventurarsi fino all'altra sponda; quello prudente piano piano cercherà di capire la profondità dell'acqua e la solidità dei sassi sui cui poggiare i piedi, ma poi arriverà dall'altra parte; quello più sbrigativo non si farà molti problemi e passerà velocemente.
Sarà interessante per il coordinatore scoprire tutti questi aspetti, e lo sarà altrettanto per i partecipanti, che impareranno così a conoscere meglio se stessi, potranno acquisire fiducia, sicurezza, capacità di comunicare e a interagire con gli altri.
L'improvvisazione può prevedere sia parola che azione, ma anche solo azioni, senza parlare, usando solo il corpo e il movimento.
 
Le situazioni da lanciare possono essere le più disparate: dal gruppo di amici rimasti chiusi in un rifugio durante una tempesta di neve, a quelli bloccati in un ascensore... oppure: attraversare un ponte pericolante o, se si tratta di bambini piccoli, ambientazioni più semplici, quotidiane e guidate via via dall'insegnante, in modo che abbiano in continuazione degli input per proseguire quello che, come sempre ribadisco, specie per i bambini, dev'essere un bellissimo GIOCO. 



sabato 13 gennaio 2018

IMPROVVISAZIONI D'INVERNO




Non dovremmo pensare al teatro a scuola solo in vista delle recite natalizie o di fine anno, ma come un lavoro lungo e continuo, come uno spazio e un tempo i cui tutti possano esprimersi secondo la propria personalità.

Possiamo cominciare da semplici improvvisazioni guidate (che non necessitano di alcuna attrezzatura tecnica), adatte alla scuola dell'infanzia e finalizzate a esercitare in particolare l'espressività corporea, la coordinazione del movimento, il ritmo. Ecco per esempio delle improvvisazioni a tema che prendono spunto dall’inverno, in modo da stimolare l’espressività corporea e facciale insieme all’acquisizione di contenuti relativi alla stagione in corso. È necessario disporre di uno spazio libero, abbastanza ampio da accogliere tutti i partecipanti e permettere loro di muoversi liberamente. Questo tipo di esercitazioni non solo preparerà i bambini a eventuali esibizioni nell’ambito di rappresentazioni teatrali, ma li aiuterà moltissimo nel gestire il proprio corpo nello spazio, a esprimere le emozioni, a comunicare e interagire con gli altri. 

È la nebbia!

Ecco un gioco di azioni e gestualità guidate. Invitando i bambini a immaginarsi in un ambiente completamente invaso dalla nebbia, si potrà giocare in particolare sul “vedere e non vedere”, “vedere lontano”, “vedere vicino” e sperimentare le reazioni del corpo nel cercare di ovviare all’affievolimento momentaneo di uno dei cinque sensi. Tutte le frasi che l’insegnante dirà, dovranno essere mimate e ulteriormente sviluppate. Naturalmente tra un suggerimento e l'altro bisogna dare il tempo ai bambini di improvvisare gesti, azioni, movimenti, espressioni. 

Stamattina i bambini del paese si sono alzati dal letto, si sono lavati il viso, le orecchie, i denti... si sono soffiati il naso con il fazzoletto... si sono pettinati con cura e poi si sono affacciati alla finestra. (Finge di aprire una finestra) Vediamo un po’... (Finge di affacciarsi e di guardare fuori) Ma... ooohhh, che strano! Non riescono a credere ai loro occhi! E infatti se li stropicciano ben bene diverse volte! Ma... cos’è? Non si vede niente da qui a lì! Che succede? Aaahhh, sì, io ho capito... e voi? È... la nebbia! La nebbia che come un velo copre ogni cosa e non ci fa vedere un granché. Bisogna stare attenti, perciò! Quando usciamo, attenti a dove mettiamo i piedi... camminiamo lentamente... potremmo andare a sbattere contro qualcuno! O contro un palo! Se dovesse succedere... ahi ahi che male! Allora facciamo tutti attenzione... procediamo con prudenza... mani avanti per capire se c’è un ostacolo davanti a noi. Ecco... un albero! Spostarsi! Non si vede ancora niente... attenzione ai sassi, si può scivolare! Dobbiamo svoltare l’angolo... conviene appoggiarsi al muro per non sbagliare... Oh, meno male, la nebbia si sta lentamente diradando... si vede sempre meglio, sempre più lontano... Oh, finalmente, la nebbia è andata via! Ecco là la scuola! Forza, andiamo!

Il tutto deve avvenire lentamente, assecondando reazioni, commenti, integrazioni dei bambini e possibilmente seguendo anche nuove soluzioni da loro suggerite.

domenica 7 gennaio 2018

ADATTARE UN TESTO TEATRALE

Quando si mette in scena uno spettacolo teatrale e il copione non è stato scritto appositamente per quel determinato gruppo o quella compagnia, c'è di solito la necessità di fare un adattamento: vuoi perché il numero degli attori – o dei bambini, per trattare il tema del teatro nella scuola – non corrisponde a quello dei personaggi, vuoi per andare incontro alle esigenze pratiche di chi allestisce (durata, grado di difficoltà, spazio scenico).
Come procedere?
 
Non c'è una formula valida per tutti, proprio perché un testo “si adatta” per rispondere a specifiche necessità, che sono diverse da caso a caso.
 
La maggior parte delle volte c'è da adattare il numero e il genere dei personaggi. 
Se nel testo sono di più rispetto ai partecipanti effettivi, la cosa più semplice da fare è studiare quali parti possono essere interpretate dallo stesso attore (le famose doppie parti, o parti multiple). Ovviamente bisogna verificare che quelle figure non siano contemporaneamente in scena (ma questo direi che è molto ovvio) e anche che ci sia il tempo di entrare e uscire ed eventualmente cambiare costume tra un cambio di personaggio e l'altro.

Capita anche di avere la necessità di cambiare i personaggi da maschili in femminili e viceversa. A volte non c'è problema, ma non sempre questo è possibile.
Se i personaggi previsti nel copione sono pochi, per aumentare il loro numero ci sono diversi espedienti. Si possono per esempio sdoppiare delle parti (questo è più facile negli spettacoli per bambini). Che so, se in uno spettacolo ci sono due fratellini, possono diventare tre distribuendo le battute. In alcuni casi questo però non è possibile (certo, le tre sorelle di Cechov non puoi farle diventare quattro).
Sconsiglio vivamente di affidare lo stesso personaggio a più attori che si avvicendano durante lo spettacolo: non ha molto senso e rischia di confondere il pubblico. È meglio aggiungere personaggi ex novo che possano magari essere tratti da didascalie, narrazioni, usando anche personificazioni di elementi naturali o fantastici (alberi, fiori, la notte, il sole ecc.). Ma anche qui, bisogna vedere il testo nello specifico.

Per la durata: se il copione è troppo lungo, con un po' di attenzione si possono accorciare o tagliare battute, sempre ovviamente facendo in modo che tutto fili lo stesso senza stravolgimenti. A questo proposito, è fondamentale avere una copia cartacea del testo su poter cui segnare i tagli, o lavorare su un file in computer (attenzione però a conservare sempre intatto l'originale).

La cosa importante è non snaturare l'opera originale, cercando di fare in modo che i ritocchi che permettono di utilizzarla siano meno pesanti e più invisibili possibile. I più bravi sanno sistemare i testi con tagli strategici e toccando poco. Invece a cambiare tutto – finale, significato, battute – sono bravi tutti: ma a quel punto... perché non te lo scrivi da solo? 



martedì 26 dicembre 2017

5 ERRORI COMUNI DI SCRITTURA TEATRALE

Mi capita molto spesso, per via del mio lavoro, di leggere proposte teatrali dalle più svariate provenienze.
Quando si tratta autori esperti, di professionisti, si vede subito perché l'impianto di solito funziona in tutte le sue parti: struttura, trama, dinamiche, ritmi, linguaggio e così via. Poi si può trovare più o meno convincente la storia, l'idea: ma la scrittura il più delle volte funziona.
 

Nelle proposte di autori non esperti, invece, che si cimentano per le prime volte o che lo fanno con un approccio un po' improvvisato, il meccanismo generale presenta spesso diversi intoppi. E con una certa frequenza si trovano degli errori ricorrenti. Ve ne racconto cinque.

1. Il linguaggio inadatto. Il copione è fatto di dialoghi, e i dialoghi non sono fatti per essere letti, ma per essere detti, parlati. Non può essere la lingua letteraria. Non può essere l'italiano scolastico (a meno che il personaggio non abbia questa specifica particolarità). Far parlare il personaggio senza pensare a come parlerebbe realmente, se esistesse, rende un testo teatrale non credibile. Si parla in maniera ottocentesca se lo spettacolo è ambientato nell'ottocento. Altrimenti no.

2. La mancanza di sviluppo di una storia. Magari si parte da un'idea interessante, ma dato che non è facile trovare la svolta per arrivare al finale, ci si arriva senza la giusta idea, spesso senza idea. In modo forzato. Superficiale, veloce. Un falso finale. E quindi non convincente.

3. Non considerare le azioni. Il teatro non è solo parola, dialoghi. È qualcosa che succede. Accadono cose, ci si muove, ci sono appunto le azioni. E vanno considerate anche in fase di scrittura.
 

4. Uno stile didascalico (cioè da maestrina, quando si vuole insegnare qualcosa e questo è palese), insieme alla presenza di tirate moralistiche, retoriche. Questo succede spessissimo nei testi per bambini o di altri lavori a indirizzo educativo.

5. La fastidiosa esplicitazione di quello che lo spettacolo vuole dire. Se – come elemento necessario, non per ribadire un concetto già chiaro – si sente l'esigenza di mettere in bocca ai personaggi la spiegazione di quella storia, il significato, il messaggio... vuol dire che quella storia non è scritta bene. 



N.B. Quando rileggo i miei testi, specie quelli di tanti tanti anni fa, specie quelli commissionati (dove mi veniva richiesto di scrivere qualcosa che io non avrei mai scritto), trovo sempre qualcosa che non va. E su tutti i miei copioni e racconti, anche quelli recenti, rileggendoli dopo un po' di tempo, penso: mannaggia, qui potevo scrivere così invece di cosà... Insomma, ci sono sempre ulteriori margini di miglioramento.



mercoledì 13 dicembre 2017

5 DRITTE PER LA SCRITTURA TEATRALE


Ci sono dei piccoli espedienti che possono aiutare a ottenere migliori risultati nella scrittura teatrale, nella stesura quindi di copioni (e non solo quelli per bambini).

Ecco 5 dritte secondo me molto utili:
 

1. Partire da una trama, da un intreccio già definito. Quindi stilare prima una scaletta. Non cominciare senza sapere dove andare a parare.

2. Dopo aver finito di scrivere il copione, rileggerlo a voce alta. Questo permetterà di verificare la fluidità delle parole, delle frasi, il ritmo, l'articolazione, il suono delle parole, tenendo sempre presente che si tratta di un testo che va detto, parlato e non soltanto letto.

3. Rileggere il tutto dopo aver fatto passare qualche giorno, se possibile. Mentre ci stiamo lavorando non è facile accorgersi di sviste, di piccole o grandi incongruenze. A mente fredda, una volta liberi dal groviglio dei pensieri della scrittura, si è più lucidi.

4. Rileggere di seguito tutte le battute di ogni personaggio. Per esempio, se abbiamo il principe Arturo, rileggere solamente tutte le battute di Arturo dall'inizio alla fine. Questo per verificare la coerenza di ogni personaggio.

5. Far leggere il testo a una persona di fiducia, possibilmente di più esperta di noi in materia. Quando si è al di fuori e non coinvolti direttamente in una storia, ci si accorge di più dettagli e di cose che noi probabilmente non vediamo. 



Pandemia: se lo spettacolo dal vivo non si può fare

«È stato molto bello ed alternativo realizzare a distanza la recita di fine anno. Con questa esperienza ho imparato molte cose, “non bisogna...